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		<title>Associazione Informatici Professionisti: nuove agevolazioni per iscriversi ai corsi di laurea in Ingegneria</title>
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		<pubDate>Sat, 24 Jul 2010 22:38:11 +0000</pubDate>
		<dc:creator>Stampa_80</dc:creator>
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		<description><![CDATA[E’ stata ampliata la convenzione che AIP-ITCS (Associazione Informatici Professionisti) ha stipulato con l’Università degli Studi Guglielmo Marconi. I nuovi corsi convenzionati sono i corsi di laurea triennale e magistrale in Ingegneria Industriale (L-9 e L-33 rispettivamente). AIP, l’Associazione Informatici Professionisti, nota anche come ITCS (Italian Computer Society) presente in Italia e federata a livello [...]]]></description>
			<content:encoded><![CDATA[<p><script type="text/javascript"><!--
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</script></p><p>E’ stata ampliata la convenzione che AIP-ITCS (Associazione Informatici Professionisti) ha stipulato con l’Università degli Studi Guglielmo Marconi. I nuovi corsi convenzionati sono i corsi di laurea triennale e magistrale in Ingegneria Industriale (L-9 e L-33 rispettivamente).</p>
<p><a href="http://www.likestreaming.it/wp-content/uploads/2010/07/Fabio_Pompei.jpg"><img class="aligncenter size-thumbnail wp-image-2213" src="http://www.likestreaming.it/wp-content/uploads/2010/07/Fabio_Pompei-150x150.jpg" alt="" width="150" height="150" /></a></p>
<p>AIP, l’Associazione Informatici Professionisti, nota anche come ITCS (Italian Computer Society) presente in Italia e federata a livello europeo al CEPIS (<a href="http://www.cepis.org/">www.cepis.org</a>) è la maggiore organizzazione nazionale di categoria per la professione informatica.</p>
<p>L’iniziativa, pensata da Fabio Pompei, Responsabile nazionale per le convenzioni  e coordinatore AIP della Regione Lazio, nasce dal successo dalla convenzione già attiva sul corso di Laurea in Ingegneria Informatica (triennale e magistrale), che ha portato e continua a portare valore aggiunto all’associazione. Da un lato allarga la grande famiglia AIP, dall’altro consente una serie di agevolazioni per chi intende riprendere o iniziare un percorso didattico pensato ad hoc per chi lavora nel settore dell’ICT.</p>
<p>Il presidente di AIP, Andrea Violetti, da tempo impegnato sul fronte della riforma delle professioni, ribadisce: “Questa interessante convenzione rimarca come l&#8217;IT sia di interesse per tutte le facoltà e le discipline tecniche e scientifiche. AIP ha nel suo statuto l&#8217;accettazione di ogni tipo di laurea  in quanto è l&#8217;IT stessa che è trasversale al percorso di studio. Lo sappiamo bene in AIP tanto che, ancora oggi, ci troviamo ad assistere a discriminazioni professionali tra Informatici, ad esempio  laureati in fisica o matematica per i quali non è previsto nessuno spazio all&#8217;interno del sistema professionale&#8221;.</p>
<p>La convenzione prevede uno sconto  del 15% sulle tasse annuali, un canale diretto di comunicazione con l’Università, la possibilità di rateizzazione delle tasse in quattro rate, nonché la pre valutazione gratuita del curriculum vitae per l&#8217;eventuale riconoscimento di CFU (esami) da esperienze lavorative o da esami precedentemente superati presso altri atenei ed il libero accesso al forum gestito da AIP e dedicato agli studenti <a href="http://www.studiobrozzipompei.com/aiplazio/www.studentiunimarconi.com" target="_blank">www.studentiunimarconi.com</a>.</p>
<p>Il forum, gestito e coordinato da Fabio Pompei, con la collaborazione di Daniela Mercuri, responsabile  Alta Formazione, Comunicazione &amp; Stampa di AIP Lazio, ha raccolto ad oggi circa 140 iscrizioni ed è diventato un vero punto di riferimento per gli studenti di Ingegneria e per i soci AIP che studiano presso USGM.</p>
<p><em><a href="http://www.likestreaming.it/wp-content/uploads/2010/07/Andrea_Violetti.jpg"><img class="size-thumbnail wp-image-2212 alignleft" src="http://www.likestreaming.it/wp-content/uploads/2010/07/Andrea_Violetti-150x150.jpg" alt="" width="150" height="150" /></a><br />
</em></p>
<p><em> </em></p>
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		<title>Women don&#8217;t war</title>
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		<pubDate>Sat, 24 Jul 2010 22:37:53 +0000</pubDate>
		<dc:creator>Ilaria Piacenza</dc:creator>
				<category><![CDATA[Attualità]]></category>
		<category><![CDATA[Cultura]]></category>
		<category><![CDATA[donne]]></category>
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		<category><![CDATA[immigrazione]]></category>
		<category><![CDATA[Maurizio Marcato]]></category>
		<category><![CDATA[violenza sulle donne]]></category>
		<category><![CDATA[Women don't war]]></category>

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		<description><![CDATA[“Donne che fuggono per paura e per coraggio, dalla miseria, carestia, violenza, donne in cerca di rifugio, bellissime e segnate dalla vita, dalla guerra. Guerra, la gloria degli stupidi, il loro momento è una vergognosa prerogativa maschile che la dice lunga. Anche in guerra le donne dimostrano tutto il loro coraggio dando ospitalità, offrendo rifugio [...]]]></description>
			<content:encoded><![CDATA[<p>“<em>Donne che fuggono per paura e per coraggio, dalla miseria, carestia, violenza, donne in cerca di rifugio, bellissime e segnate dalla vita, dalla guerra. Guerra, la gloria degli stupidi, il loro momento è una vergognosa prerogativa maschile che la dice lunga. Anche in guerra le donne dimostrano tutto il loro coraggio dando ospitalità, offrendo rifugio e protezione riparando le lacerazioni di questa inaudibile lotta tribale da branco di primati</em>”<br />
Maurizio Marcato</p>
<div id="attachment_2208" class="wp-caption aligncenter" style="width: 310px"><a href="http://www.likestreaming.it/wp-content/uploads/2010/07/6388H06.jpg"><img class="size-medium wp-image-2208" src="http://www.likestreaming.it/wp-content/uploads/2010/07/6388H06-300x300.jpg" alt="Women don't war" width="300" height="300" /></a><p class="wp-caption-text">Women don&#39;t war</p></div>
<p>E’ questa la filosofia che ha ispirato il fotografo <strong>Maurizio Marcato</strong> nel reportage <strong>Women don’t war</strong> con il quale ritrae le donne di cui parla, piccola parte di un mondo che ci circonda e che spesso non vediamo.<br />
Nei 37 pannelli di questo reportage fotografico, <a href="http://http://www.mauriziomarcato.com/mostre.php?link=m">Maurizio Marcato</a> ha cercato di captare le storie di dolore e di coraggio di cui queste donne si fanno portatrici. Nei loro volti e nelle loro espressioni l’emozione di chi ce l’ha fatta a fuggire da condizioni di vita non più sopportabili, di chi sbarca sulle coste italiane o attraverso i nostri confini insieme a uomini e bambini. Donne che chiedono protezione e asilo, perché sono in fuga da ogni tipo di violenza e di terrore, per salvarsi e salvare i loro figli, perché questi possano vivere e crescere lontano dalle violenze, dall’ignoranza e dalla ripetizione dell’odio. A volte lasciano tutto e pagano il prezzo nei viaggi, nello sradicamento e nella perdita persino degli affetti familiari. Alcune sono analfabete, altre laureate, casalinghe o insegnanti, contadine o libere professioniste. Soprattutto sono donne con una forza che rinnova la speranza, suggeriscono con gli sguardi e la loro naturale bellezza quella forza della vita che non lascia indifferenti.</p>
<div id="attachment_2209" class="wp-caption aligncenter" style="width: 310px"><a href="http://www.likestreaming.it/wp-content/uploads/2010/07/6400H06.jpg"><img class="size-medium wp-image-2209" src="http://www.likestreaming.it/wp-content/uploads/2010/07/6400H06-300x300.jpg" alt="Women don't war" width="300" height="300" /></a><p class="wp-caption-text">Women don&#39;t war</p></div>
<p>“In Women don’t war” racconta il fotografo “ho cercato di ritrarre l’animo di questi veri e grandi personaggi, nella loro bellezza, nella semplicità di come mi si sono presentate, appena arrivate, ancora spaurite, nella loro diversità, nella nobiltà d’animo, riflessa appena dai loro preziosi o semplici vestiti, molto più riflessa nei loro sguardi. Women don’t war esprime il sentimento di repulsione alla violenza delle donne, il loro grande coraggio, lavoro, grande paura”.</p>
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		<title>Lost: l&#8217;ultimo atto</title>
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		<pubDate>Sun, 18 Jul 2010 12:46:47 +0000</pubDate>
		<dc:creator>martina</dc:creator>
				<category><![CDATA[Televisione]]></category>
		<category><![CDATA[Lost]]></category>

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		<description><![CDATA[Lunedì 5 luglio sono andate in onda su Rai Due le prime puntate dell’ultima serie del telefilm Lost. Arrivati alla sesta stagione, i produttori Cuse e Lindelof hanno deciso di concludere una lunga avventura cominciata nel 2004 e terminata questo maggio negli Stati Uniti. 22 settembre 2004: il volo Oceanic 815, partenza da Sidney, si [...]]]></description>
			<content:encoded><![CDATA[<p><a href="http://www.likestreaming.it/wp-content/uploads/2010/07/Lost_-_final_season2.jpg"><img class="alignleft size-medium wp-image-2203" src="http://www.likestreaming.it/wp-content/uploads/2010/07/Lost_-_final_season2-244x300.jpg" alt="" width="244" height="300" /></a>Lunedì 5 luglio sono andate in onda su Rai Due le prime puntate dell’ultima serie del telefilm Lost. Arrivati alla sesta stagione, i produttori Cuse e Lindelof hanno deciso di concludere una lunga avventura cominciata nel 2004 e terminata questo maggio negli Stati Uniti.</p>
<p>22 settembre 2004: il volo Oceanic 815, partenza da Sidney, si sta dirigendo verso Los Angeles. 324 persone a bordo, ognuna con il suo bagaglio personale di esperienze, di problemi: c’è chi deve seppellire il padre, chi vuole dare il proprio figlio in adozione, chi ha commesso un omicidio. Sei ore dopo la partenza, la radio di bordo si rompe, si perdono i contatti e così i piloti decidono di virare per atterrare alle Fiji. Quando incontrano la turbolenza si trovano 1000 miglia fuori rotta.</p>
<p>Non arriveranno mai alle Fiji…</p>
<p>La sinossi è piuttosto elementare: un gruppo di persone si ritrova a convivere su un’isola misteriosa dopo che l’aereo sul quale viaggiavano è precipitato. Dei 324 individui che si trovavano sul volo Oceanic 815 solo 48 sopravvivono, anche se il numero sarà destinato a scendere drasticamente.</p>
<p>La particolarità di questa serie è il suo sviluppo temporale. Ogni puntata equivale a 24 ore di vita sull’isola e l’episodio successivo si allaccia al precedente. Tutta la storia viene sviluppata davanti a noi, non ci sono salti temporali e nessun particolare della trama viene nascosto. L’unica rottura temporale proviene dai vari flashback disseminati nell’arco dell’episodio che ci mostrano le vite dei 14 protagonisti principali e ci fanno conoscere meglio la loro storia prima dell’isola. Grazie a questo scopriamo che, in un modo o nell’altro, le vite di queste persone si erano già incrociate. Nell’episodio 12 della terza serie scopriamo che due sopravvissuti hanno lo stesso padre senza che ne siano a conoscenza.</p>
<p>Eliminati i flashback nell’ultima serie, la narrazione si divide fra la vita sull’isola (cosa è successo dopo l’esplosione della bomba) e una specie di “realtà parallela” (ossia cosa sarebbe successo se il volo Oceanic 815 fosse atterrato a Los Angeles).</p>
<p>Lost può essere definito come un telefilm “rivoluzionario”: oltre al particolare sviluppo temporale, dobbiamo considerare il complesso miscuglio di generi che l’accompagnano. Dal dramma alla commedia, dall’avventura al giallo, arrivando addirittura alla fantascienza.</p>
<p>Chiunque può appassionarsi: è facile identificarsi con i sopravvissuti poiché sono persone normali e, probabilmente, questo è stato uno degli elementi che l’ha reso così famoso.</p>
<p>Tanti misteri ci accompagnano puntata dopo puntata. Alcuni sono stati svelati, dal motivo che ha causato la caduta dell’aereo alla scoperta dei misteriosi abitanti del luogo, ma tanti altri no e questo ha fatto in modo che si sviluppassero le teorie più strane a riguardo.</p>
<p>Rispetto agli inizi, la serie è cambiata moltissimo nel corso degli anni. La semplice storia che sembrava, cioè dei sopravvissuti a un incidente aereo precipitati su un’isola inquietante e misteriosa, è defluita in un telefilm che abbraccia molte sfere, come la mitologia o i viaggi nel tempo.</p>
<p>Si spera che, come gran finale, i produttori decidano di regalare ai fan la scoperta dei misteri accumulati nel corso del tempo, tanti elementi che non sappiamo se alla fine delle 18 puntate programmate riusciranno ad essere tutti svelati.</p>
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		<title>Argentina Grecia: 2-0. Il tango irresistibile degli 11 pibes de oro.</title>
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		<pubDate>Wed, 07 Jul 2010 09:12:19 +0000</pubDate>
		<dc:creator>Enrico Miglino</dc:creator>
				<category><![CDATA[Sport]]></category>
		<category><![CDATA[Argentina]]></category>
		<category><![CDATA[Argentina Grecia 2-0]]></category>
		<category><![CDATA[Demichelis]]></category>
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		<description><![CDATA[L'Argentina di Messi e Maradona balla un tango irresistibile per una Grecia abulica: 2 a 0. Il sogno argentino è più vivo che mai: girone concluso a punteggio pieno. El pibe de oro vuole vincere il Mondiale anche da allenatore, come solo Beckenbauer.]]></description>
			<content:encoded><![CDATA[<p><img class="alignleft" src="http://www.likestreaming.it/wp-content/uploads/2010/06/C_3_Media_1086806_immagine.jpg" alt="" /></p>
<div><span style="font-size: small;">Se è vero che in Argentina Maradona è venerato come un Dio con tanto di preghiere, festività e dieci comandamenti, i fedeli del <em>pibe</em> ne adoreranno anche la creatura più riuscita, fatta a sua immagine e somiglianza: la nazionale argentina. E&#8217; infatti una <em>seleccion</em> passionale, tutta cuore, genio e sregolatezza che da un momento all&#8217;altro può tirar fuori un&#8217;azione da annali del calcio per poi sprecarla come fosse niente di che.</span></div>
<div><span style="font-size: small;">E per questo, come una figlia, Maradona la ama. Ogni volta che gli tocca sostituire un giocatore lo abbraccia e lo bacia quasi dispiaciuto, con un affetto bonario da fratello maggiore. E&#8217; un affetto incondizionato che la squadra ricambia alla grande, sfoderando classe e risultati. </span></div>
<div><span style="font-size: small;">Anche oggi che l&#8217;Argentina non ha giocato &#8220;così bene&#8221;, ha vinto comunque con un secco 2 a 0, scardinando l&#8217;arrugginito catenaccio greco. Niente a che vedere con quella impenetrabile difesa spartana che </span><span style="font-size: small;">fermando un Portogallo spaccone come i Persiani alle Termopili, aveva fatto vincere agli ellenici l&#8217;Europeo 2004.</span><br />
<span style="font-size: small;">L&#8217;allenatore è lo stesso: Otto Rehhagel. Ma ha saputo imbrigliare l&#8217;albiceleste solo per poco meno di 80 minuti. Aveva schierato la solita Grecia iperdifensivista con un 4-1-4-1: in porta il bravo Tzorvas; Kyrgiakos, Papadopoulos, Vyntra, Torosidis in difesa; Moras, Tziolis, Papastathopoulos (che marca a uomo Messi per tutto il match), Karagounis, Katsouranis al centro e Samaras unica punta.</span></div>
<div><span style="font-size: small;">Maradona invece, forte della qualificazione già raggiunta, si prende il lusso di far riposare più di metà squadra mettendo in campo le &#8220;riserve&#8221;: lascia in panca i diffidati Heinze e Mascherano, sostituiti da Otamendi e Bolatti, al posto Di Maria c&#8217;è Clemente Rodriguez, mentre Samuel, non al meglio, lascia spazio a Burdisso. In avanti al posto di Tevez e del capocannoniere Higuain, giocano Aguero e Milito. Eh sì il trascinatore dell&#8217;Inter campione d&#8217;Europa è ancora una &#8220;riserva&#8221; ma c&#8217;è poco da stupirsi se si considera che in attacco di solito i titolari sono il pallone d&#8217;oro Messi e il capocannoniere del mondiale, Higuain. Messi viene ancora riconfermato in campo perchè vada a caccia del primo gol nel torneo. Ecco dunque il 4-3-1-2 argentino: Romero; Otamendi, Demichelis, Burdisso, C.Rodriguez; M.Rodriguez, Bolatti, Veron; Messi; Aguero, Milito.</span></div>
<div>
<p><span style="font-size: small;">Fin dall&#8217;inizio, come prevedibile, è l’Argentina la regina del gioco, schiacciando la Grecia nella sua metacampo ma senza impegnarsi troppo. Messi come sempre fa il mattatore, Aguero si muove rapido creando scompiglio tra le macchinose linee difensive elleniche e Veron, metronomo della squadra, detta i tempi di ogni azione. Proprio da Veron parte al 17&#8242; la prima azione nitida della partita: la palla arriva sulla trequarti ad Aguero che si incunea fulmineo tra le fila nemiche arrivando in area. Ma il suo tiro è respinto da Tsorvas. Un minuto dopo lo stesso Veron scarica da trenta metri un bolide che trova ancora l&#8217;opposizione del portiere greco. Per vedere la Grecia bisogna aspettare fino al 29esimo, quando Karagounis con un lancio lungo serve Samaras in area che, in vantaggio su Demichelis, è però in ritardo sul pallone. Tre minuti dopo Milito (un po&#8217; in ombra, si limita a fare qualche assist) dalla fascia fa partire un traversone insidioso deviato da Tzorvas che finisce sui piedi di Aguero, ma il suo tiro è respinto in angolo da un difensore. Allo scadere del primo tempo, in pieno recupero, l&#8217;estremo difensore salva di nuovo la Grecia con due parate prima su Maxi Rodriguez e poi su Messi che dal vertice dell&#8217;area si accentra scartando un difensore e sciabola un sinistro a girare deviato con la punta dei guanti da Tsorvas, il migliore del primo tempo. </span><span style="font-size: small;"> <img class="alignleft" src="http://www.likestreaming.it/wp-content/uploads/2010/06/messi_argentina_02.jpg" alt="" width="419" height="289" /><br />
All&#8217;inizio del secondo tempo un lampo dei greci fa sudare freddo gli argentini: con un lancio lungo dalla metacampo la palla arriva in avanti al solito Saramas che si libera di Demichelis, ancora una volta ben poco affidabile. La punta greca giunge in area, tira una prima volta su Burdisso poi riprova mirando il secondo palo: Romero è battuto ma il diagonale esce di poco a lato. Al 18&#8242; Messi triangola con Veron, entra in area ma braccato da tre uomini -anche lui è umano- si fa respingere il tiro. Poi al 24&#8242; sempre il campione argentino tira su punizione da 30 metri ma il portiere greco ancora una volta è preparato e devia in angolo. Da quel calcio d&#8217;angolo nasce un tiro di Bolatti ma Tsorvas ancora una volta para. Finalmente al 32&#8242; la partita si sblocca: da un calcio d&#8217;angolo per l&#8217;Argentina arriva un cross per l&#8217;incornata di Demichelis. La palla non finisce in porta ma viene respinta dal braccio (attaccato al corpo) di Milito: è una fortunosa sponda per lo stesso Demichelis che scaglia la palla in rete, facendosi perdonare le molte magagne in difesa. La Grecia stordita vede sfumare ogni speranza per il passaggio del turno e si lascia ammaliare dal bel gioco argentino. Messi non ci sta a rimanere a secco di gol e ci prova in tutti i modi. E&#8217; il 41&#8242; quando sfiora il raddoppio: in velocità si beve un difensore greco, si invola verso il limite dell&#8217;area scocca un tiro violentissimo che si infrange sul palo alla destra di Tzorvas. Passano pochi minuti e lo sfortunato genio del calcio parte dalla destra sulla trequarti, provano a fermarlo uno dopo l&#8217;altro tutti i difensori ma la pulce li evita portandosi via via a sinistra finchè non trova un varco. Ecco che spara un sinistro sull&#8217;estremo difensore greco che para ma non blocca: è un&#8217;assist d&#8217;oro per il veterano Palermo (da poco entrato al posto di Milito) che sigla il 2-0. Finisce qui, l&#8217;Argentina vince e convince, qualificandosi per gli ottavi dove affronterà un Messico in ottima forma.<br />
Dopo la partita il protagonista non può che essere Maradona: in conferenza stampa difende soprattutto il suo pupillo, il suo Messi(a) che fa miracoli col pallone ma non riesce ancora a segnare. Si arrabbia perchè i difensori avversari lo falciano a vista e l&#8217;arbitro non estrae cartellini. Se la prende anche con la sorte che ha dato a Messi dei piedi degni di consacrarlo suo erede, ma non gli ha concesso ancora niente in questo mondiale, in questa partita solo un palo. Infine <em>el pibe</em> si rabbonisce &#8211; e vorrei vedere &#8211; congedandosi sorridente con una profetica battuta: se non riesce a far gol di piede vorrà dire che segnerà con la <em>cabeza. </em></span><span style="font-size: small;">Si vede bene che sotto sotto è contento<em>: l&#8217;</em>Argentina vince, fa triplete e conclude il girone prima, a punteggio pieno. La squadra si mostra tecnicamente la più forte del mondiale (con qualche lacuna difensiva) e scalza l&#8217;usuale primato del Brasile come massima favorita del torneo.  </span><span style="font-size: small;"><br />
Ma si sa, il peso dei pronostici spesso fa più male che bene. </span><span style="font-size: small;"><br />
L&#8217;Italia, almeno di questo, ha poco da preoccuparsi.</span> <img class="alignleft" src="http://www.likestreaming.it/wp-content/uploads/2010/06/0000202164.jpg" alt="" width="591" height="381" /></p>
</div>
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		<title>E dopo la sconfitta ai Mondiali, la Nazionale va a Prandelli</title>
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		<pubDate>Wed, 07 Jul 2010 09:11:19 +0000</pubDate>
		<dc:creator>Elena Orlando</dc:creator>
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		<description><![CDATA[Si volta pagina. Dopo la sconfitta, si pensa al futuro. Si guarda oltre Shakira e i suoi roteamenti subinguinali. Oltre waka waka e le vane geometrie di Andrea Pirlo. Oltre il calcio italiano, dove i fenomeni sono ormai solo un lontano ricordo, oltre le file impoverirte dei club. E oltre Marcello Lippi, uscito perdente e [...]]]></description>
			<content:encoded><![CDATA[<p><strong><a href="http://www.likestreaming.it/wp-content/uploads/2010/06/cannavaro.jpg"><img class="alignleft size-medium wp-image-2123" src="http://www.likestreaming.it/wp-content/uploads/2010/06/cannavaro-300x158.jpg" alt="" width="300" height="158" /></a>Si volta pagina</strong>. Dopo la sconfitta, si pensa al futuro. Si guarda oltre <strong>Shakira </strong>e i suoi roteamenti subinguinali. Oltre <strong>waka waka</strong> e le vane geometrie di <strong>Andrea Pirlo</strong>. Oltre il calcio italiano, dove i fenomeni sono ormai solo un lontano ricordo, oltre le file impoverirte dei club. E oltre <strong>Marcello Lippi, </strong>uscito perdente e pentito (impossibile con una squadra così bissare la vittoria di quattro anni fa), in ginocchio dinanzi ai tifosi che ancora ci credevano e alla federazione con un mea culpa doveroso e senza mezzi termini. “E&#8217; dipeso da me”, aveva detto alla conferenza stampa. Peccato che lui la sconfitta con la Slovacchia l’abbia attribuita esclusivamente a un crollo psicologico, a una paura immobilizzante che ha quasi atrofizzato i muscoli degli azzurri. Mica alla mancanza di qualità del nostro calcio o a qualche assenza di troppo.</p>
<p>Ma <strong>ormai il dado è tratto</strong>. Con due pareggi e una sconfitta l’Italia ha toccato il fondo col peggiore risultato nella storia delle sue partecipazioni al Mondiale e se torna a casa con la coda tra le gambe. Ora oltre Marcello Lippi c’è Cesare Prandelli. Come suggerisce Cannavaro bisogna guardare avanti. Ci si aspetta molto dal nuovo allenatore. Soprattutto un rinnovamento vero. Altre facce, facce nuove. Un gioco più aggressivo, maggiore personalità. E soprattutto i risultati. E poco importa se <strong>Alex Del Piero</strong> anziché lanciare un paio di assist continuerà a bere l’acqua della salute con la sua migliore amica, la statuaria Cristina Chiabotto. O se <strong>Francesco Totti</strong> sarà impegnato a leggere con attenzione il libretto delle istruzioni del suo nuovo smartphone, <strong>Antonio Cassano</strong> si godrà più a lungo la luna di miele e <strong>Mario Balotelli</strong> potrà ancora farsi fotografare con la bionda pseudofidanzata del “trota” Renzo Bossi. Ciò che importa davvero è rialzarsi dopo una caduta già annunciata, anche senza letture trascendentali. Era bastato infatti stare qualche minuto davanti allo schermo già quando abbiamo giocato contro il Paraguay e la Nuova Zelanda per capire che stavolta non c’era storia. Grandi assenti: personalità e gioco.</p>
<p>Bene intenzionato sul fronte di una immediata ripresa è anche <strong>Giancarlo Abete</strong>. &#8220;<em>Non vedo il legame tra la nomina di Marcello Lippi e le mie dimissioni&#8221;,</em> ha detto oggi il presidente della federcalcio, che ha aggiunto: &#8220;<em>Farò tutto quello che è utile per il calcio italiano come penso di aver fatto, sbagliando anche alcune volte, ma in buona fede. Non sono persona legata alla logica della poltrona. Rispondo con serenità in primis alla mia coscienza, alla base che mi ha eletto e alla responsabilità di far ripartire il sistema calcio. Se il problema delle dimissioni è legato alla scelta di Lippi, non si pone perchè l&#8217;individuazione del commissario tecnico è una scelta legittima del presidente federale</em>&#8220;. <strong>Che ci sarà al posto del tridente dell’iracondo Nettuno (Lippi nella partita della disfatta ha schierato un 4-3-3)? Prandelli è tipo da 4-2-3-1</strong>. E stavolta la combinazione fa ben sperare per la nuova stagione azzurra. Almeno fin qui, tutto fila liscio come l’olio. Gigi Buffon si prenderà il tempo necessario per operarsi e poi rimettersi in sesto. <strong>Manca solo l’ingrediente principale: i giocatori. Bisogna accarezzare i sogni, ma soprattutto fare in modo che si avverino. Anche senza materia prima?&#8230;</strong></p>
<p><em>Elena Orlando</em></p>
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		<title>Italia-Slovacchia: 2-3. Colpa di Lippi o di un centimetro?</title>
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		<pubDate>Tue, 29 Jun 2010 00:13:23 +0000</pubDate>
		<dc:creator>Enrico Miglino</dc:creator>
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		<category><![CDATA[Di Natale]]></category>
		<category><![CDATA[Italia Slovacchia:2-3]]></category>
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			<content:encoded><![CDATA[<p style="text-align: justify;"><img class="alignright" src="http://www.likestreaming.it/wp-content/uploads/2010/06/cannavaro35.jpg" alt="" width="326" height="475" />Il tifoso italiano -ma forse potremo estendere la definizione all&#8217;<em>homo italicus</em> in generale &#8211; ha due facce: lo scettico e l&#8217;entusiasta. Queste due facce coesistono da sempre, spesso in maniera grottesca, dando la possibilità all&#8217;individuo di usarne una o l&#8217;altra a seconda: o per saltare sul carro dei vincitori o per scenderne e sbeffeggiare chi sta ancora sopra. In questa partita ognuna delle due facce individua una causa differente per la Caporetto della nazionale: lo scettico si scaglia contro Lippi, l&#8217;entusiasta dà la colpa ad un centimetro. Di quel maledetto centimetro (o poco più) infatti sporge in avanti il ginocchio di Quagliarella rispetto alla difesa slovacca, in mezzo all&#8217;area di rigore dello stadio Ellis Park di Johannesburg al minuto 84. Ma andiamo con ordine.<br />
Il ct Weiss dispone la Slovacchia con un 4-3-1-2: Mucha; Pekarik, Skrtel, Durica, Zabavnik; Strba, Kucka, Stoch; Hamsik; Jendrisek, Vittek.<br />
Lippi cambia per la terza volta il modulo (4-3-3), schierando:Marchetti; Zambrotta, Cannavaro, Chiellini, Criscito; Gattuso, De Rossi, Montolivo; Pepe, Iaquinta, Di Natale. Le novità sono Gattuso e Di Natale dal primo minuto al posto di Marchisio (alleluja) e Gilardino. Iaquinta rimane tra gli 11 titolari nonostante le precedenti opache prestazioni. Mostrerà ancora tutti i suoi limiti.<br />
Il primo tempo è il solito, disastroso. L&#8217;Italia fatica a costruire azioni, si sente la mancanza di Pirlo, più volte inquadrato dalle telecamere Rai speranzose di vederlo presto in campo. La prima vera azione è slovacca con Hamsik che solo davanti a Marchetti si ricorda che lo stipendio lo prende in Italia e sbaglia.<br />
I tifosi azzurri che si accontenterebbero di passare anche col pareggio rimangono tutto sommato tranquilli in questa fase. Siamo ancora fiduciosi, del tutto ignari della catastrofe imminente. Ma bastano pochi minuti: è al 25&#8242; che inizia da un disimpegno difensivo sbagliato da De Rossi il calvario della nazionale e dell&#8217;intera nazione. La palla intercettata sulla trequarti finisce a Vittek che salta un Chiellini in ritardo e dal limite dell&#8217;area beffa Marchetti con un diagonale all&#8217;angolino destro. Molti hanno la cupa impressione che Buffon ci sarebbe arrivato. Si penserebbe che gli azzurri a questo punto si mettano ad attaccare come forsennati e invece non riescono neanche a tirare in porta. Lo fanno anzi gli slovacchi quando al 33&#8242; Marchetti è costretto in angolo da Strba. La reazione azzurra si limita ad un tiro debole e impreciso di Montolivo in cui si vede tutta la pochezza di questa nazionale. Quel poco tempo che rimane annota un brutto infortunio al giocatore consonantico Skrtel che perde sangue: Gattuso con la sua proverbiale aggressività gli ha trinciato letteralmente una coscia. Ma Ringhio forse è l&#8217;unico che ci mette i tacchetti e il cuore. Il primo tempo finisce così, con un&#8217;Italia che non vede l&#8217;ora di rifugiarsi negli spogliatoi per farsi infondere da Lippi quel po&#8217; di coraggio che le basterebbe per sconfiggere il modesto avversario. Basti pensare che Vittek, autore dei primi due gol, gioca nel campionato turco nelle fila della sconosciuta squadra Ankara Gocu.<br />
Nell&#8217;intervallo Lippi mette faticosamente da parte l&#8217;orgoglio e rivoluziona questa squadra allo sbando. Fa uscire il buon vecchio Gattuso e il ragazzino Criscito per dare finalmente un po&#8217; di velocità e concretezza alla squadra: ecco il pendolino Maggio e l&#8217;esperto nei gol impossibili Quagliarella. E&#8217; lui la vera soluzione all&#8217;irrisolvibile enigma di questa squadra, l&#8217;Italia infatti cresce ma troppo tardi. Il napoletano siglerà &#8220;quasi tre gol&#8221;. Uno bellissimo lo convalideranno, uno è annullato per quel centimetro di fuorigioco, uno fantasma è salvato più o meno sulla linea da Skrtel. Per un quarto d&#8217;ora l&#8217;Italia con i nuovi innesti non gioca male. Al 10&#8242; prima buona azione: da Maggio la palla va in profondità a pescare Di Natale che tira fuori. Al 10&#8242; inoltre arriva il momento di Pirlo, reduce da infortunio, che sostituisce Montolivo. Ma, ancora acciaccato, nemmeno il tanto atteso Andrea salverà gli azzurri.<br />
L&#8217;Italia sembra più rapida e convinta: è Quagliarella che rompe gli schemi avversari. Al 17&#8242; dopo uno scambio con lui, Di Natale va al tiro ma Mucha blocca in due tempi. L&#8217;Italia sente l&#8217;odore del gol. Al 21&#8242; dopo un&#8217;uscita a vuoto del portiere slovacco Quagliarella libero in area prova la conclusione ma il tiro viene ribattuto sulla linea da Skrtel: è una questione di centimetri, solo il difensore saprà mai se la palla è entrata oppure no. Comunque è un&#8217;altra Italia, sono le ali della disperazione che suppliscono a quelle dell&#8217;entusiasmo.<br />
Ma purtroppo, come spesso accade nel calcio, il destino ha già deciso il verdetto sugli azzurri: eliminazione. Nel momento migliore dell&#8217;Italia arriva a stroncarci le gambe il gol degli avversari: cross da destra, Vittek anticipa ancora Chiellini e ci troviamo sotto di due gol. Mezza Italia pensa: siamo fuori. L&#8217;altra metà spera ancora, ricordando che la nostra storia calcistica è ricca di grandi sofferenze ma anche di grandi imprese. Sembra ne possa nascere una nuova quando al 34&#8242; l&#8217;Italia trova meritatamente il gol: azione innescata ancora una volta da Quagliarella, ribattuto il suo tiro e Di Natale sigla il tap in. Slovacchia- Italia: 2-1.<br />
<img class="alignleft" src="http://www.likestreaming.it/wp-content/uploads/2010/06/2v0jpdx.jpg" alt="Il millimetrico fuorigioco di Quagliarella" width="420" height="353" />In quest&#8217;ultimo quarto d&#8217;ora gli azzurri tirano fuori lo spirito dei campioni del mondo, ma la sfortuna e l&#8217;arbitro ci negano la rimonta.<br />
Al 39&#8242; Di Natale riprende in area un pallone mal disimpegnato di testa dagli slovacchi, scatta in avanti, passa a Quagliarella che la butta con convinzione in rete. Per due, tre bellissimi, brevissimi secondi molti italiani, gli entusiasti, voltano le spalle allo schermo e ululano di gioia abbracciati al primo che capita. Ma poi scorgono la faccia di qualche scettico attorno che ha continuato a guardare lo schermo. Non sembra affatto felice e non è buon segno. Ci si gira e l&#8217;urlo si strozza in gola: il guardalinea che tante volte tira sfondoni incredibili stavolta è impietosamente ineccepibile, meglio di una moviola. Ha visto quel maledetto centimetro in avanti del ginocchio di Quagliarella e ha alzato la bandierina: è fuorigioco. Ha l&#8217;implacabilità di un boia che aziona la ghigliottina per tagliare la testa ad ogni nostra speranza. Non c&#8217;è neanche il tempo di disperarsi che arriva il colpo di grazia: Kopunek, appena entrato, viene servito direttamente dal fallo laterale, sguscia fra tre azzurri in bambola e batte Marchetti. Molti tifosi si allontanano dalla tv sconsolati. Chi stoicamente resta viene premiato dalla prodezza di Quagliarella che al primo minuto di recupero riaccende una flebile speranza con un delizioso pallonetto da fuori area che beffa Mucha e si infila sotto l&#8217;incrocio. Gli Slovacchi perdono tempo in modo sfacciato &#8220;infortunandosi&#8221; ad ogni contatto. Ormai tutti hanno imparato l&#8217;italianissima arte dell&#8217;arrangiarsi, anche in campo.<br />
Il tempo scorre, c&#8217;è spazio solo per un ultimissima azione degli azzurri. Da un fallo laterale la palla arriva con una sponda di testa a Pepe, in mezzo all&#8217;area. Tira al volo in scivolata ma la palla se ne va fuori, portandosi dietro la nazionale e con sè tutti i nostri sogni covati teneramente tra la scaramanzia.</p>
<p>E così finisce il nostro mondiale, il peggiore mai disputato: per la prima volta senza la soddisfazione neanche di una vittoria. Ma va fatta qualche precisazione. Non è vero che quella del 2010 è la peggiore nazionale nella storia, come scrivono molti giornali. Nel 1958 non ci qualificammo nemmeno al mondiale, perdendo ben due volte con l&#8217;Irlanda del Nord nelle qualificazioni. E&#8217; vero che dopo la partita avremmo volentieri propiziato un macabro rito wodoo contro Lippi, ma adesso il povero Marcello fa quasi pena. I giornali già (giustamente) poco teneri nei suoi confronti prima dell&#8217;eliminazione, ora fanno a gara a lanciare i fendenti più crudeli, i colpi più infidi possibili da cui fino ad allora si erano a stento trattenuti &#8211; perchè nel calcio non si sa mai.<br />
<img class="alignright" src="http://www.likestreaming.it/wp-content/uploads/2010/06/180845494-178d7fe7-b852-4456-a50c-170d346a258f.jpg" alt="Quagliarella, il migliore tra gli azzurri, in lacrime" width="433" height="365" />Adesso leggo che non bastano le dimissioni di Lippi, la sua storica figura di emme in mondovisione, il suo addossarsi tutte quante le responsabilità togliendole ad un gruppo di fantasmi sfaticati che invece di dare l&#8217;anima in campo restano inebetiti di paura, terrorizzati da squadroni quali Nuova Zelanda e Slovacchia. Cosa dovrebbe fare il povero Marcello? Farsi lapidare da giornalisti e tifosi, morire sepolto sotto lanci mortali di microfoni e vuvuzelas?<br />
Ormai è finita e non c&#8217;è nulla da fare. Della storia in azzurro di Lippi rimarrà l&#8217;entusiasmante conquista di Berlino e il disastroso Amba Aradam sudafricano. Ma in ogni caso ci pare giusto affermare: meglio un trionfo e un disastro che due onorevoli argenti. <br />
Lippi magari ci renda lo stipendio degli ultimi due anni, come suggerito dal pragmatico Calderoli. Anche se l&#8217;attento ministro si scorda forse che con la sua legge &#8220;porcellum&#8221; ha reso per altrettanti anni ingovernabile il paese (non la nazionale) e non ha reso manco un cent.<br />
Ma comunque, finiamola qui. E&#8217; stata già dura per chi scrive tornare sull&#8217;onta azzurra. Tutti hanno voglia di non ricordare. E invece ogni momento i tg sparano le immagini della vergognosa débâcle, in ogni luogo bandiere tricolori e palloncini azzurri sventolano e galleggiano malinconici: squallidi residuati bellici di una timida speranza di vittoria che fu. Tutti hanno voglia di voltare pagina. Tutti ora si aggrappano ai piedi buoni e ai sorrisi sbarazzini del grande escluso, esiliato in luna di miele, Antonio Cassano. Tutti cercano conforto in quegli occhi tristi ma buoni del nuovo comandante azzurro, Cesare Prandelli. Perdere guardando quegli occhi sarebbe senz&#8217;altro meno irritante, più poetico che rimirare il sigaro masticato dal pescatore di Viareggio.<br />
O forse no. Anche Lippi, stratega invincibile nel 2006 e salvatore della patria dopo l&#8217;europeo, adesso è solo uno sciocco, testardo e presuntuoso da mandare alla svelta in pensione: due volte sull&#8217;altar, una volta definitiva nella polvere. Che l&#8217;Italia di Prandelli faccia meglio di questi azzurri sbiaditi è assai probabile, che riesca a piacerci è tutta un&#8217;altra storia.<br />
Ora come ora poi non siamo sicuri di niente.<br />
<em>Non domandarci la formula che mondi possa aprirti, sì qualche storta sillaba e secca come un ramo</em>.- scriveva Montale- <em>Codesto solo oggi possiamo dirti, ciò che non siamo ciò che non vogliamo</em>: Lippi.<br />
<img src="http://www.likestreaming.it/wp-content/uploads/2010/06/20100316_c4_lippi.jpg" alt="Lippi, dalle stelle alle stalle" /></p>
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		<title>Maria Luisa Busi ha ancora qualcosa da dire</title>
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		<pubDate>Mon, 21 Jun 2010 18:07:01 +0000</pubDate>
		<dc:creator>violavale</dc:creator>
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		<category><![CDATA[featured]]></category>
		<category><![CDATA[Maria Luisa Busi]]></category>

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		<description><![CDATA[Ci fa piacere leggere ancora le parole di una persona che si è rifiutata di fare il burattino dell’informazione. Lo ha fatto togliendo il suo volto dalla conduzione del telegiornale delle venti e scrivendo una lettera molto chiara e incisiva per spiegare le sue motivazioni, una lettera che è diventata anche la fotografia del declino [...]]]></description>
			<content:encoded><![CDATA[<p><a href="http://www.likestreaming.it/wp-content/uploads/2010/06/marialuisabusi11.jpg"><img class="alignleft size-medium wp-image-2067" title="marialuisabusi11" src="http://www.likestreaming.it/wp-content/uploads/2010/06/marialuisabusi11-256x300.jpg" alt="" width="256" height="300" /></a>Ci fa piacere leggere ancora le parole di una persona che si è rifiutata di fare il burattino dell’informazione. Lo ha fatto togliendo il suo volto dalla conduzione del telegiornale delle venti e scrivendo una lettera molto chiara e incisiva per spiegare le sue motivazioni, una lettera che è diventata anche la fotografia del declino dell’informazione italiana. La Busi non ci sta. Nell’intervista rilasciata a Vanity Fair quando le viene detto che Minzolini vuole svecchiare risponde pacatamente: “Non sono contraria allo svecchiamento il problema è che di fatto il Tg di Minzolini sceglie di non raccontare più il paese. Viene dedicato spazio a notizie che dire leggere è poco. Il risultato è la rappresentazione di un paese di plastica” La ex conduttrice ricorda con imbarazzo il servizio dei Cigni ucraini rimasti intrappolati nel ghiaccio al quale furono dedicati quindici secondi “un’eternità in televisione” mentre nella medesima edizione per lo sciopero generale in Sardegna ne furono spesi venti. Quarantasei anni, madre di due bambine di 6 e tre anni e moglie di Riccardo Chartroux giornalista del Tg3 Maria Luisa Busi non è mai stata una “star” in cerca di visibilità ma semplicemente una donna che per professione cerca e legge (o meglio leggeva) notizie. Mestiere che se fatto bene ultimamente comporta problemi. La giornalista ribadisce che la sua decisione non è stata presa d&#8217;impulso. I suoi dubbi sono iniziati dopo un editoriale di Minzolini sulla D’Addario dove il direttore dichiarava il suo disinteresse perché si trattava di fatti personali del premier. Successivamente la falsa notizia dell’assoluzione di Mills l’ha indignata parecchio e con lei tutti i colleghi che non hanno firmato la raccolta di firme pro direttore e che per questo sono stati epurati.<br />
Il colmo dell’inadeguatezza lo ha provato quando durante un servizio sui terremotati dell’Aquila si è sentita gridare “vergogna vergogna” dai cittadini lì presenti.<br />
Ci tiene a precisare di non essere un’eroina ma una persona normale con una storia e una biografia normalissima arrivata quasi per caso alla rai dopo una gavetta in radio ed emittenti private. Niente genio, niente piglio da dura, nessuna posa da bella e intelligente e quando le viene chiesto se il suo aspetto fisico l’ha aiutata nella carriera ha risposto “quando muore il papa o devi fare una diretta o hai in studio Woody Allen e iniziano a bombardare il Kossovo e devi trovare il modo di tenere insieme queste due cose la bellezza serve a poco”. Sulla presunta rivalità con Lilli Gruber spiega che si trattava un tranello mediatico che le due colleghe hanno sempre aggirato con maestria. Alla sua sostituta Laura Chimenti augura solo buona fortuna. Alle donne che lavorano nel mondo dell’informazione rimprovera l’incapacità di creare una lobby e acquisire forza, tanto che nel Tg1 non c’è mai stata una donna direttore, esistono solo due caporedattrici contro 13 caporedattori e il classico notevole divario salariale tra donne e uomini. Tra gli ex direttori del Tg1 che le hanno espresso solidarietà ha citato Gianni Riotta, Gad Lerner e Albino Longhi e non manca di ricordare i gruppi di sostegno nati su Facebook che le ha fatto notare il marito e che le hanno fatto piacere.<br />
Per il futuro non se ne andrà dalla Rai resterà come inviata a proporre servizi per gli Speciali , proposte che ultimamente sono cadute nel nulla, come i suoi servizi sulla crisi, sui precari della scuola su Termini Imerese e sul Sulcis sulle donne costrette ad andare all’estero per la fecondazione assistita. Se le arrivassero proposte da Sky o da la 7 non rifiuterebbe di vagliarle, ma pensa sinceramente di fare altro e di non voler più presentare un telegiornale.<br />
Chiude l’intervista con il saluto che avrebbe voluto fare ai telespettatori alla fine del suo ultimo TG<br />
“Buona sera questo è l’ultimo telegiornale che conduco. Vi auguro un buon futuro”<br />
Glielo auguriamo anche noi.</p>
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		<title>&#8220;Siamo tutti spiati&#8221;&#8230;ma ancora per poco&#8230;</title>
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		<pubDate>Thu, 17 Jun 2010 18:27:06 +0000</pubDate>
		<dc:creator>ukyo</dc:creator>
				<category><![CDATA[Cultura]]></category>
		<category><![CDATA[Politica]]></category>
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		<description><![CDATA[“What the world needs now is love sweet love”. Così comincia la canzone cantata nel 1965 da Jackie De Shannon. Oggi, nel 2010 il nostro Premier le canta e le suona di santa ragione (questa volta però senza Apicella). E le canta bene! Questa mattina il nostro Presidente ha dichiarato, all&#8217;assemblea della Confocommercio, in tema [...]]]></description>
			<content:encoded><![CDATA[<p><a href="http://www.likestreaming.it/wp-content/uploads/2010/06/spiati.jpg"><img class="alignleft" src="http://www.likestreaming.it/wp-content/uploads/2010/06/spiati.jpg" alt="" width="183" height="181" /></a>“What the world needs now is love sweet love”. Così comincia la canzone cantata nel 1965 da Jackie De Shannon. Oggi, nel 2010 il nostro Premier le canta e le suona di santa ragione (questa volta però senza Apicella). E le canta bene! Questa mattina il nostro Presidente ha dichiarato, all&#8217;assemblea della Confocommercio, in tema di ddl (questione a lui davvero cara più del fatto di non potersi riposare in nessuna delle sue 3 case in giro per il mondo..una delle quali alle Bermuda), che non è giusto perdere tempo per l&#8217;accettazione del decreto sulle intercettazioni (incredibile qui non lavora proprio nessuno, quante volte devono leggerlo questo decreto?nemmeno alle poste si aspetta così tanto!)! Parole molto dure, seguite da altre ancora più aspre e pungenti. Il Cavaliere ha poi infatti esclamato “siamo tutti spiati!!”. Già, proprio così, in Italia coloro che ci governano (e di cui non abbiamo proprio questa massima fiducia&#8230;come lasciare una banconota da 500 ad un ladro&#8230;) sono sotto controllo. E da chi? Da tutti. Questo è un problema gravissimo per la democrazia. Non si possono ascoltare le conversazioni di persone che tentano di raggirarci in qualsiasi momento della nostra vita. Non si possono spiare le persone che comprano ville immense accanto a monumenti storici pagandole come un chicken menù di Mac Donalds. Non si possono ascoltare le parole di chi è indagato o anche solo minimamente sospettato per aver messo le mani, le dita e tutto il corpo dove non bisognava metterle&#8230;e purtroppo non si parla del naso. E&#8217; una vergogna, a prescindere da destra, sinistra e Casini&#8230;.vari. Ciò di cui l&#8217;Italia ha bisogno, per tornare a quella splendida canzone, è&#8230;.il nulla. Il vuoto completo. Perchè sapere? L&#8217;uomo vive così bene nell&#8217;illusione e nel credere che tutto fili liscio come l&#8217;olio. Quindi perchè allarmarlo? Ecco cosa voleva dire Berlusconi! Basta intercettazioni perchè non vogliamo far preoccupare gli italiani! Da qui la traduzione della frase “siamo tutti spiati” in: stiamo tutti rischiando di essere scoperti con le “dita nel naso” e di non uscirne con la nostra solita e bella faccia linda e pulita (come i nostri conti svizzeri), quindi smettiamola di angosciare gli italiani con i nostri problemi perchè, si sa, i propri panni si lavano in casa. E che casa!<a href="http://www.likestreaming.it/wp-content/uploads/2010/06/spiati.jpg"></a></p>
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		<title>Radio Padania non tifa Italia</title>
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		<pubDate>Wed, 16 Jun 2010 12:36:59 +0000</pubDate>
		<dc:creator>violavale</dc:creator>
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		<description><![CDATA[Radio Padania non fa mistero della sua soddisfazione per il pareggio riportato dalla nazionale paraguayana nei confronti dell’Italia. E’ stato dedotto dalle parole del conduttore Roberto Ortelli al momento in cui Alcaraz con il suo goal ha riportato il pareggio in campo, “abbiamo fatto goal grazie a Cannavaro che si è fatto sovrastare”. Viene da [...]]]></description>
			<content:encoded><![CDATA[<p><a href="http://www.likestreaming.it/wp-content/uploads/2010/06/italia_campione_wide.jpg"><img class="alignleft size-medium wp-image-2050" title="italia_campione_wide" src="http://www.likestreaming.it/wp-content/uploads/2010/06/italia_campione_wide-287x300.jpg" alt="" width="287" height="300" /></a>Radio Padania non fa mistero della sua soddisfazione per il pareggio riportato dalla nazionale paraguayana nei confronti dell’Italia. E’ stato dedotto dalle parole del conduttore Roberto Ortelli al momento in cui Alcaraz con il suo goal ha riportato il pareggio in campo, “abbiamo fatto goal grazie a Cannavaro che si è fatto sovrastare”. Viene da chiedersi se i padani si immedesimeranno con tutte le squadre che disputeranno le prossime partite con la nazionale italiana. Deve essere un’antipatia molto forte se gli arianissimi padani che bevono la limpida acqua del po’ si sentono in simbiosi con una squadra lontana dalla loro nordica terra anni luce. Astio nei confronti degli italiani che supera tutte le loro altre forme di xenofobia a quanto pare. Bisognerebbe chiedere a Borghezio cosa ne pensa.<br />
Politica a parte, quando il commento è pervenuto alle orecchie del Mister della nazionale, Marcello Lippi questo il suo commento: &#8220;Radio Padania? Non me ne frega niente. Penso che non vi potete abbassare a fare domande di questo livello, perché penso che voi che siete qui siete giornalisti di altissimo livello.”<br />
Chiosa invece Riccardo Montolivo &#8220;Una brutta cosa, davvero brutta, ma non voglio fargli pubblicità&#8221;. Pepe non ha dato risposte evasive: &#8220;Sono dei poverini, andateglielo a dire&#8221;. Cannavaro non ne ha voluto sapere niente &#8221; Non mi parliate di Padania&#8221;, ha detto subito ai cronisti.<br />
Buffon, ha speso poche parole &#8220;E&#8217; una cosa che si commenta da sola, lascia il tempo che trova&#8221;.<br />
Fortunatamente chiude la serie dei commenti un &#8220;padano&#8221; come Gigi Riva simbolo del cacio italiano &#8220;Facciano quello che credono, io sono lombardo ma non la penso come loro&#8221;. E meno male…………….</p>
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		<title>Gli italiani si fidano di Lippi ma non sono troppo interessati ai mondiali 2010</title>
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		<pubDate>Wed, 16 Jun 2010 12:35:11 +0000</pubDate>
		<dc:creator>violavale</dc:creator>
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		<description><![CDATA[Fino a due settimane fa gli italiani non erano poi così coinvolti all’idea di assistere ai mondiali di Calcio del Sudafrica. Questa volta il clima pre-mondiale non ha distratto dai problemi che attanagliano il nostro paese. Secondo un sondaggio realizzato da IPSOS a due settimane dall’inizio del mondiale l’attenzione dei media era concentrata sulla crisi, [...]]]></description>
			<content:encoded><![CDATA[<p><a href="http://www.likestreaming.it/wp-content/uploads/2010/06/lippi.jpg"><img class="alignleft size-medium wp-image-2047" title="lippi" src="http://www.likestreaming.it/wp-content/uploads/2010/06/lippi-249x300.jpg" alt="" width="249" height="300" /></a>Fino a due settimane fa gli italiani non erano poi così coinvolti all’idea di assistere ai mondiali di Calcio del Sudafrica. Questa volta il clima pre-mondiale non ha distratto dai problemi che attanagliano il nostro paese. Secondo un sondaggio realizzato da IPSOS a due settimane dall’inizio del mondiale l’attenzione dei media era concentrata sulla crisi, la manovra finanziaria, il decreto intercettazioni. Troppi problemi e molto consistenti per essere sommersi dal rumore delle trombe da stadio. Tuttavia il sondaggio rivela un discreto ottimismo.<br />
Alla domanda “Quante possibilità ha l’Italia di arrivare tra le prime tre? Il 41% ha risposto “abbastanza” l’11% “molte”, il 25% “poche” e solo il 7% ha dichiarato perentorio “nessuna”Gli ignavi che non sanno sono il 16% .<br />
Quindi non è sbagliato dire che il 52% degli italiani pensa che la nazionale possa arrivare sul podio se non vincente almeno seconda o terza. La seconda domanda appurava quanta fiducia avessero gli italiani nella guida tecnica di Marcello Lippi. Solo il 18% ha dichiarato di non credere nel CT, che raccoglie comunque la fiducia di un consistente 65% A Lippi tuttavia non vengono lesinate critiche per la scelta dei giocatori e la decisione di lasciare a casa personaggi del calibro di Balottelli e Cassano. Viene malvista dunque la sua propensione nel premiare metodo e impegno costante piuttosto che genio e sregolatezza.<br />
Per quanto riguarda l’attenzione che sarà rivolta all’evento, alla domanda su quanto si sentissero coinvolti dai mondiali del Sudafrica, il 51% si è definito “poco coinvolto” “molto coinvolto” il 33% quelli che non sanno si attestano al 16%. Il 27% dei non interessati all’avventura sudafricana lo devono al loro usuale disinteresse nei confronti del calcio. Tra gli appassionati del pallone invece il 29%, si dichiara meno coinvolto rispetto a quattro anni fa, mentre il 35% risulta più interessato rispetto ai mondiali precedenti.<br />
Adesso a torneo iniziato questi dati subiranno certamente delle modifiche, dipenderà molto dai risultati che la squadra saprà raggiungere in campo, partita dopo partita.<br />
Del resto come affermava Ennio Flaiano “gli italiani sono sempre disposti a dare una mano a chi vince”</p>
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