Argentina Grecia: 2-0. Il tango irresistibile degli 11 pibes de oro.

L’allenatore è lo stesso: Otto Rehhagel. Ma ha saputo imbrigliare l’albiceleste solo per poco meno di 80 minuti. Aveva schierato la solita Grecia iperdifensivista con un 4-1-4-1: in porta il bravo Tzorvas; Kyrgiakos, Papadopoulos, Vyntra, Torosidis in difesa; Moras, Tziolis, Papastathopoulos (che marca a uomo Messi per tutto il match), Karagounis, Katsouranis al centro e Samaras unica punta.
Fin dall’inizio, come prevedibile, è l’Argentina la regina del gioco, schiacciando la Grecia nella sua metacampo ma senza impegnarsi troppo. Messi come sempre fa il mattatore, Aguero si muove rapido creando scompiglio tra le macchinose linee difensive elleniche e Veron, metronomo della squadra, detta i tempi di ogni azione. Proprio da Veron parte al 17′ la prima azione nitida della partita: la palla arriva sulla trequarti ad Aguero che si incunea fulmineo tra le fila nemiche arrivando in area. Ma il suo tiro è respinto da Tsorvas. Un minuto dopo lo stesso Veron scarica da trenta metri un bolide che trova ancora l’opposizione del portiere greco. Per vedere la Grecia bisogna aspettare fino al 29esimo, quando Karagounis con un lancio lungo serve Samaras in area che, in vantaggio su Demichelis, è però in ritardo sul pallone. Tre minuti dopo Milito (un po’ in ombra, si limita a fare qualche assist) dalla fascia fa partire un traversone insidioso deviato da Tzorvas che finisce sui piedi di Aguero, ma il suo tiro è respinto in angolo da un difensore. Allo scadere del primo tempo, in pieno recupero, l’estremo difensore salva di nuovo la Grecia con due parate prima su Maxi Rodriguez e poi su Messi che dal vertice dell’area si accentra scartando un difensore e sciabola un sinistro a girare deviato con la punta dei guanti da Tsorvas, il migliore del primo tempo. 
All’inizio del secondo tempo un lampo dei greci fa sudare freddo gli argentini: con un lancio lungo dalla metacampo la palla arriva in avanti al solito Saramas che si libera di Demichelis, ancora una volta ben poco affidabile. La punta greca giunge in area, tira una prima volta su Burdisso poi riprova mirando il secondo palo: Romero è battuto ma il diagonale esce di poco a lato. Al 18′ Messi triangola con Veron, entra in area ma braccato da tre uomini -anche lui è umano- si fa respingere il tiro. Poi al 24′ sempre il campione argentino tira su punizione da 30 metri ma il portiere greco ancora una volta è preparato e devia in angolo. Da quel calcio d’angolo nasce un tiro di Bolatti ma Tsorvas ancora una volta para. Finalmente al 32′ la partita si sblocca: da un calcio d’angolo per l’Argentina arriva un cross per l’incornata di Demichelis. La palla non finisce in porta ma viene respinta dal braccio (attaccato al corpo) di Milito: è una fortunosa sponda per lo stesso Demichelis che scaglia la palla in rete, facendosi perdonare le molte magagne in difesa. La Grecia stordita vede sfumare ogni speranza per il passaggio del turno e si lascia ammaliare dal bel gioco argentino. Messi non ci sta a rimanere a secco di gol e ci prova in tutti i modi. E’ il 41′ quando sfiora il raddoppio: in velocità si beve un difensore greco, si invola verso il limite dell’area scocca un tiro violentissimo che si infrange sul palo alla destra di Tzorvas. Passano pochi minuti e lo sfortunato genio del calcio parte dalla destra sulla trequarti, provano a fermarlo uno dopo l’altro tutti i difensori ma la pulce li evita portandosi via via a sinistra finchè non trova un varco. Ecco che spara un sinistro sull’estremo difensore greco che para ma non blocca: è un’assist d’oro per il veterano Palermo (da poco entrato al posto di Milito) che sigla il 2-0. Finisce qui, l’Argentina vince e convince, qualificandosi per gli ottavi dove affronterà un Messico in ottima forma.
Dopo la partita il protagonista non può che essere Maradona: in conferenza stampa difende soprattutto il suo pupillo, il suo Messi(a) che fa miracoli col pallone ma non riesce ancora a segnare. Si arrabbia perchè i difensori avversari lo falciano a vista e l’arbitro non estrae cartellini. Se la prende anche con la sorte che ha dato a Messi dei piedi degni di consacrarlo suo erede, ma non gli ha concesso ancora niente in questo mondiale, in questa partita solo un palo. Infine el pibe si rabbonisce – e vorrei vedere – congedandosi sorridente con una profetica battuta: se non riesce a far gol di piede vorrà dire che segnerà con la cabeza. Si vede bene che sotto sotto è contento: l’Argentina vince, fa triplete e conclude il girone prima, a punteggio pieno. La squadra si mostra tecnicamente la più forte del mondiale (con qualche lacuna difensiva) e scalza l’usuale primato del Brasile come massima favorita del torneo.
Ma si sa, il peso dei pronostici spesso fa più male che bene.
L’Italia, almeno di questo, ha poco da preoccuparsi. 
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